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Il Bassethound
Il Bassethound è un cane che richiede tanto, ma che sa dare per lo meno altrettanto. Un basset ti riempie la vita !...
Bisogna sapere che proprio in quanto nasce come cane da caccia, come Segugio in particolare, ha innato il senso della muta. Quindi, difficilmente potrete pensare di prendere un basset e di lasciarlo solo per molto tempo. Anche se da adulto è un cane che ama poltrire per molte ore, predilige farlo dove vive la sua muta, la sua famiglia. Si adatta sicuramente a stare in un giardino, ma preferibilmente con la compagnia di un altro cane, ma quando la famiglia si riunisce non si può certo pensare di escluderlo, in quanto vuole sempre essere al centro della nostra attenzione. Proprio per le caratteristiche or ora accennate va d’accordo con qualsiasi altro cane. Spesso, anche il cane più aggressivo si lascia abbindolare dal basset che vuole giocare con lui, e che, con la sua tenacia, alla fine riesce a farsi amico anche il cane di indole meno pacifica. Ricordo, tra le mie esperienze, una signora che aveva un maschio di Rottweiler che non definirei proprio “cattolico”!.. Ebbene la signora ha sempre desiderato avere un basset ed alla fine prese una femmina nel mio allevamento, pensando di farli vivere in spazi differenti, MA ! i due cani sono diventati inseparabili ed il povero Rottweiler vive succube della basset e si fa fare da lei veramente di tutto. Il
basset è un eterno “bambinone”
e, spesso, proprio per analogia caratteriale, trovo
che vada particolarmente d’accordo con un Alano, ma, ripeto,
qualunque cane è un potenziale amico del basset. Un buon basset deve essere equilibrato sia con le persone sia con altri animali, mai mordace e pauroso, e questo, secondo me, dipende da un’accurata selezione e da un’infanzia felice. Trovo quindi fondamentale che il cucciolo trascorra un sufficientemente lungo periodo di sviluppo in allevamento. Penso che per almeno tre mesi, tre mesi e mezzo, sia importante che resti insieme ai fratelli ed alla mamma. Io amo lasciare le mie mamme sempre con i cuccioli perché la natura sa insegnare molto più di qualsiasi intervento umano. Caratterialmente
sicuramente saranno cani molto più
equilibrati e soprattutto molto più “basset”.
Secondo me, il basset ideale è quello che raccoglie in un “tutt’armonico” quelle caratteristiche di tipo e di salute che vanno ricercate nella storia della razza, nello scopo per cui è stata creata. Quindi, per me, il basset ideale non va mai misurato a chili e pieghe. Il bassethound nasce come segugio, basso sugli arti, con una costruzione, ed una grande profondità e lunghezza di cassa toracica, con le giuste angolazioni e lunghezze degli angoli degli arti, tali da permettergli di lavorare anche su terreni impervi senza stancarsi mai. Un eccesso di peso e di pelle, non accompagnati da giuste angolazioni, ne faranno uno splendido cane da divano, ma che non potrà mai fare una bella scorrazzata nei prati senza sentire il peso del suo corpo e la fatica nel movimento. Di conseguenza non sarà mai un cane sano.
Con
questo non voglio dire che i Bassets
devono somigliare agli Artesien Normand:
ho conosciuto basset di Ecco cosa intendo per armonia: un tutt’uno di potenza ed eleganza. Non
dimentichiamoci mai, infatti, che l’eleganza è una delle doti che
maggiormente ci fanno apprezzare un buon cane.
Purtroppo,
guardandomi intorno, sono costretta a vedere un avvenire non molto
roseo per la razza, ma io sono un’inguaribile ottimista e voglio
vedere sempre il bicchiere mezzo pieno! Devo fare una piccola premessa: la nostra amata razza appartiene ad una nicchia di appassionati. Il basset non è mai stato (per fortuna, dico io) un cane “di moda”. Non rispecchia sicuramente i canoni della bellezza canina classica: in un mio articolo per una rivista scrissi che non ha certo la bellezza statuaria di un Doberman, non ha certo la fierezza di un Alano, non è certo poco ingombrante come un piccolo cane da compagnia, non farà mai il guardiano né delle nostre proprietà né della nostra persona, inoltre, è poco utilizzato dai cacciatori, soprattutto da quelli italiani. Quindi, chi si avvicina alla nostra razza lo fa dopo aver fatto un’oculata introspezione. Sono quasi certa di poter affermare che il proprietario di questo cane è caratterialmente molto simile a lui: è certamente “molto basset”!!! Ne conseguirebbe che, come i nostri beneamati, è sicuramente di indole molto buona e molto socievole.
Quindi chi ne ha avuto, o ne ha la possibilità, assapora spesso il piacere di averne più di uno e spesso sogna di poterlo allevare. Negli anni tante persone ci hanno provato o ci provano. Ma, come dicevo prima, il Bassethound è un cane da veri appassionati. Sicuramente non si può pensare che con il basset si possano “fare soldi” vendendo cuccioli: anche fior di allevatori con trentennale esperienza alle spalle hanno non poche difficoltà a sistemare una dozzina di soggetti che spesso nascono da ogni cucciolata e quindi, in conclusione, nascendo da una passione pura ci immagineremmo che la selezione nasca solo dall’amore per questa razza e che quindi ognuno lavori ricercando sempre quell’ideale di cane che lo standard prescrive. Purtroppo però entrano in gioco anche altri fattori. Ahimé mi tocca quindi affrontare lo spinoso argomento delle esposizioni! E qui dobbiamo aprire un’altra parentesi: chi è l’”homus expositorus”? Nell’ormai divenuto utopico significato, le esposizioni dovrebbero essere quel banco di esame di ogni allevatore serio che vuole avere conferme e direttive sulla sua linea di allevamento, facendo giudicare i suoi soggetti da “Esperti” (notare bene: scritto volutamente con la “E” maiuscola) che dovrebbero (dico: ”dovrebbero”) dire dove si sta sbagliano nella selezione e dove invece si sta andando nella giusta direzione. Ne consegue che il suddetto homus expositorus dovrebbe avere l’umiltà di approcciarsi a questi giudizi proprio col sentimento di chi vuole imparare e capire dove sta agendo bene e dove sta sbagliando. E qui sta tutto il nocciolo della questione: l’esposizione è spesso solo un mezzo per raggiungere il prima possibile il titolo di campione. I cani vengono presentati, o addirittura fatti presentare da handler professionisti, in modo tale da evidenziare tutti i pregi di quel cane, ma soprattutto in modo da “mascherare” eventuali difetti, purtroppo sempre presenti.
E quindi qui vi rivolgo una domanda: come pensate che la razza possa migliorare se cerchiamo di nascondere i difetti dei nostri cani e quindi li neghiamo con tutta la nostra forza ed accoppiamo proprio quei cani perseverando diabolicamente nei nostri errori??????. Forse è meglio che la metta sul personale, così non rischio di inimicarmi nessuno raccontando un mio aneddoto. Anch’io mi sono avvicinata a questo mondo facendo ottenere ai miei primi cani tutti i titoli immaginabili e possibili. Un bel giorno, presentai la mia già stratitolata Artemisia ad un raduno di razza a Roma. Quel giorno, assieme al mio piccolo “gioiello”, c’era in competizione Olympos Bubbles Troubles della Luna Caprese: un soggetto che, secondo me, rappresentava l’essenza della razza in quel momento. Artemisia era sicuramente un buon cane, ma rivista col senno di poi, con dei grossissimi difetti di costruzione: poca lunghezza di braccio con conseguente scarsa angolazione omero radiale ( e quindi un pochino “larga” vista di fronte) e con poca angolazione del posteriore.
Equivalendosi entrambi i difetti, ne scaturiva in ogni caso un movimento armonico che, abbinato ad una grande “presenza di ring” ne faceva un cane molto fiero, allegro e bello da vedere (ad uno sguardo, ahimé, superficiale). Ma nulla a che fare e dire rispetto a “Troubles”. Ebbene Artemisia sconfisse questa basset e da quel momento incominciai a capire molte cose. Purtroppo, e non voglio dire sempre in malafede, spesso vediamo vincere nei ring cani meglio dressati e meglio presentati e perdiamo di vista quello che doveva essere lo scopo reale delle esposizioni: confrontarsi per migliorare la razza. Ho scoperto che questo è un lavoro che ognuno di noi allevatori deve fare con grandissima umiltà, cercando dove si trova in quel momento il punto debole della razza e lavorandoci sopra per cercare di migliorare questo difetto. Per essere un attimino meno teorica e più pratica, posso dire che negli ultimi 20-30 anni si è perso di vista il lato funzionale della razza, guardando solo ad un pseudo lato estetico: il basset deve essere TANTO, con tante pieghe, con un’immane ossatura. Tutto vero, ma in contemporanea la costruzione dove l’abbiamo lasciata ?
Abbiamo fatto nascere cani che devono fare mille passi per coprire un metro di terreno. Provate a camminare facendo tantissimi passi per un chilometro. Non vi stanchereste forse di più di chi ne deve fare la metà dei vostri? E mettiamoci pure una corta, poco profonda e scarsamente cerchiata gabbia toracica. Come pensate che riesca a respirare bene, correndo anche solo nei giardinetti della vostra città, il cane con questo difetto? Per non parlare di quando arriva l’afa del mese di agosto!!! Se vi capita di andare in esposizione, provate a vedere quanti giudici mettono le mani sul torace di un cane per valutare questa loro vitale caratteristica. Per non parlare poi del fatto che se, a bordo ring, oso chiedere a qualcuno di poter toccare il torace del suo cane: "Apriti
o cielo!!!!! Non sarai mica matta? Il mio
cane ha il torace perfetto cosa vuoi toccarlo a fare (sì, ma allora
perché non posso farlo?????) Per fortuna, però, non tutti sono così. C’è ancora qualcuno che crede nella razza e negli ultimi anni si è visto un netto miglioramento delle angolazioni di posteriore, cosa che permette ai cani una migliore spinta. Purtroppo però il punto che resta ancora troppo debole è la lunghezza del braccio e la conseguente angolazione omero radiale. Se non si inizia a lavorare su questo problema, non serve a nulla migliorare il posteriore, in quanto si crea così un problema di deambulazione ancora più grave: abbiamo un cane che spinge molto col posteriore, ma non essendo supportato da un’eguale estensione dell’anteriore, questo cane inevitabilmente inciampa e cade muso a terra. Allora
è meglio a questo punto avere meno angolazioni
dietro e un pochino più di lunghezza di braccio, così perlomeno
avremo un soggetto più armonico che muove con meno difficoltà, anche
se sicuramente non sarà ancora il movimento agile ed elegante del
cane perfetto. Secondo me questo, attualmente,
è il punto cruciale su cui si dovrebbe lavorare, senza chiaramente
dimenticare la sostanza ed il tipo
Il circo delle esposizioni, secondo me, se approcciato nella giusta maniera, è ancora un mondo bellissimo. Innanzitutto è il luogo dove finalmente trovare tanti altri appassionati della nostra razza, dove poter vedere altri bassets e, soprattutto, dove cercare di capire e conoscere i nostri cani. Proprio qui sta il punto: in esposizione si dovrebbe andare per confrontarsi, per raffrontarsi con altre persone, per farne magari scaturire nuove amicizie, ma soprattutto per cercare di capire come dovrebbe essere il cane ideale. Guardando ed analizzando i cani presenti non dovrebbero scaturirne solo critiche fini a se stesse, ma quelle SANE critiche costruttive che ci fanno apprezzare un BEL cane e capire dove invece esiste un problema, anche e soprattutto nel nostro cane. E' quindi è bello il giusto gioire per la vittoria di un gran cane, anche se non ci appartiene. Alle esposizioni quindi non si dovrebbe andare certo solo per vincere. Vi faccio una sola e semplicissima domanda: una volta che si è raggiunto un qualsiasi titolo di campionato del vostro cane che cosa si è ottenuto? Una conferma della bellezza del nostro beneamato, oppure semplicemente un diploma da incorniciare al muro per farsi bello con gli amici che frequentano la nostra casa? E gli allevatori che scopo hanno ottenuto? Quello della conferma del loro lavoro oppure un titolo in più da mettere sul pedigree dei loro cucciolo? In
quasi 20 anni di allevamento ho scoperto
che la maggior parte dei miei “clienti” vuole un cane sano e non
glie ne può fregar di meno dei titoli acquisiti dai suoi antenati!!
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